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QUIBI: La scommessa di Jeffrey Katzenberg

di Andrea Fornasiero | 07.08.2019

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Ogni gara che si rispetti deve avere il suo outsider, un contendente che non viene considerato tra i favoriti ma che per una ragione o per l’altra può sparigliare il risultato. E quello dell’attuale corsa all’oro del mercato streaming è sicuramente Quibi.

Piattaforma ideata da una figura mitica dell’industria hollywoodiana come Jeffrey Katzenberg (ex Disney e DreamWorks), affiancato da Meg Whitman (ex Procter & Gambel, eBay e Hewlett-Packard) come CEO. Quibi sta per per Quick Bites ossia piccoli morsi, la sua filosofia è infatti molto diversa da quella degli altri giganti dello streaming come Netflix, Prime Video o i prossimi HBO Max, Disney+ e Apple, che continuano a guardare sostanzialmente al modello della Tv tradizionale, con episodi da 20-30 minuti oppure da 40-60 e con film da 90 o più.

Quibi proporrà invece contenuti divisi in capitoli lunghi non più di una decina di minuti, ossia quello che finora abbiamo sempre chiamato short form e abbiamo generalmente fruito su YouTube e simili. Ma attenzione perché Quibi – parafrasando un celebre slogan di HBO che diceva di non essere Tv – dichiara che “We’re not social media. We’re Quibi” e Katzenberg cerca di chiarire l’innovazione che porterà in questo modo: «Non guardiamo ai nostri contenuti come short form, bensì come long form in capitoli».

Qual è lo scarto c’è tra questo modello e una webseries dagli episodi di breve durata? Nella sostanza pare impercettibile, ma a fare la differenza è l’ordine di grandezza, una questione di scala insomma, oltre al fatto che i vari capitoli saranno rilasciati rapidamente, a intervalli di 24 ore l’uno dall’altro. Quindi niente binge-watching immediato in stile Netflix, ma neppure due o tre mesi di discussioni settimanali sul Trono di Spade.

Probabilmente un esempio di quello che ha in mente Katzenberg è un prodotto recente di Sundance TV, accolto da buon successo di pubblico e critica: State of the Union, scritto da Nick Hornby, diretto da Stephen Frears e interpretato da Chris O’Dowd e Rosamund Pike. Dieci episodi da dieci minuti su una coppia che si trova in un pub e attende che arrivi l’ora dell’appuntamento con il consulente matrimoniale della porta accanto.

Naturalmente in questo caso, tolto il pur alto valore di attori e autori, si tratta di una produzione minimale, con una sola location, come a teatro o nelle sit-com tradizionali in multi-camera ambientate tra le stanze di una sola casa. Il progetto di Quibi è più ambizioso e sicuramente metterà in campo un budget diverso per le produzioni che acquisterà, perché l’idea è di scommettere su questo formato con i mezzi del cinema o della grande serialità. Per esempio è noto che Antoine Fuqua con #Freerayshawn, interpretato da Stephan James e Laurence Fishburne e prodotto da Sony, avrà un budget di 15 milioni di dollari.

L’obiettivo di Quibi è il pubblico mobile, in rapida crescita nel mondo ma ancora tutt’altro che saturo. Spiega sempre Katzenberg: i due miliardi e mezzo di persone che usano abitualmente lo smartphone, costituiscono meno del 10% del tempo di visione dell’insieme di Hulu, Amazon, Netflix e HBO. In questo identifica un vuoto d’offerta ed è pronto a colmarlo, sia con il proprio carisma, sia con un astuto progetto aziendale.

Quibi infatti non intende tenere per sé la produzioni che ospiterà se non per un esclusiva limitata per i primi anni e non intende competere nella corsa alla produzione in prima persona, bensì si affiderà a contenuti realizzati dagli studios televisivi, come in pratica fanno da vari decenni i network americani, dove un canale Disney può ospitare una serie Warner e via dicendo. La compagnia, già un anno fa, aveva racimolato un miliardo di dollari di investimenti da partner quali Disney, NBCUniversal, Sony, Warner e Alibaba. Il piano è del resto di spendere un miliardo e cento milioni di dollari per commissionare contenuti che totalizzino 7000 brevi episodi nell’arco del primo anno dal lancio della piattaforma.

Quibi sarà disponibile solo per mobile, dal 6 aprile 2020 e ci si potrà iscrivere con due modalità: con pubblicità per 4.99 dollari al mese o senza pubblicità per 7.99 dollari al mese. Meg Whitman ha fatto valere la sua esperienza e ha già ottenuto investimenti pubblicitari da una mezza dozzina di partner per un totale di 100 milioni di dollari che coprono i due terzi dei 150 milioni che Katzenberg si propone di raggiungere nel primo anno di attività.

Le piattaforme che in passato hanno tentato di puntare sullo short format avevano partner e piani meno ambiziosi e seguivano più o meno il modello di YouTube, puntando sulle webstar seguite dai giovani. Così è stato persino per un progetto d’autore come The Deleted, serie short format scritta e diretta da Bret Easton Ellis con gusto provocatorio per Fullscreen, piattaforma di video on demand che non è arrivata però ai due anni di vita. Il capo della divisione talent digitali della CAA (Creative Artists Agency) David Freeman ha commentato: «Abbiamo visto varie versioni di progetti come questo in passato, si è già tentato di sfruttare il formato short form, ma non credo che siano mai state investite le risorse, il capitale e neppure la progettualità che Jeffrey sta portando con Quibi. Tutti passano tempo al cellulare e noi crediamo che ci sia spazio nel mondo dello streaming per contenuto premium nel formato short form. Perché alla fine la grande narrazione rimane vincente».

Quibi vanta infatti il coinvolgimento di personalità di alto livello, tra cui non poteva mancare l’ex socio di Katzenberg, Steven Spielberg, che ha già annunciato di metterci la faccia con una serie horror intitolata Spielberg’s After Dark, che sfrutterà le particolarità del sistema per essere visibile solo di notte. La lista di futuri partecipanti a Quibi è lunga, prestigiosa e già molto varia, spazia dall’autore del successo BBC dell’anno, Bodyguard, Jed Mercurio che si darà alla sci-fi in Transmissions, a Veena Sud, autrice della versione americana di The Killing, che firmerà il thriller The Stranger. La regista di Twilight Catherine Hardwicke si cimenterà con Don’t Look Deeper ambientata nel futuro prossimo e ideata da uno dei creator di Lost, Jeffrey Lieber; il pluripremiato Darren Criss, vincitore ai Globe e agli Emmy con The Assassination of Gianni Vesace: American Crime Story, produrrà e interpreterà il musical Royalties per cui scriverà anche le canzoni; Naomi Watts sarà la star del thriller Wolves and Villages, prodotta da Jason Blum; Sam Raimi sta lavorando a una serie antologica; Anna Kendrick interpreterà una buddy comedy dove la coppia comica è composta da una donna e dalla bambola gonfiabile del suo ragazzo. Restando alle serie Quibi recupererà un pilot inizialmente proposto a The CW intitolato Skinny Dip e realizzerà una nuova versione del cult The Fugitive senza contare poi i progetti ancora imprecisati di Guillermo del Toro, Don Cheadle e Liam Hemsworth.

E non c’è solo la fiction: già annunciati un programma sul wrestling; due notiziari rivolti ai millennials; uno show naturalistico prodotto da BBC; uno show dedicato al mondo drag, Nightgowns, con una vincitrice di RuPaul’s Drag Race; una docu-serie con Tyra Banks intitolata Beauty; uno show comico in tribunale; Idris Elba che sfida stunt men della guida automobilistica e persino un programma di cucina dove lo chef Evan Funke attraverserà l’Italia in cerca dei maestri della pasta. Quibi resusciterà inoltre format di MTV come Punk’d e Singled Out e sono al lavoro su nuove misteriose produzioni nomi quali Jennifer Lopez, Steph Curry e Lena Waithe.

Gli autori dovranno tenere conto di alcune problematiche tecniche della fruizione su mobile, prima fra tutte la luminosità, visto che i contenuti sono per lo più pensati per essere fruiti di giorno nei momenti di pausa (con l’eccezione della serie di Spielberg). La divisione in brevi capitoli sembra invece l’aspetto meno problematico: la gran parte degli autori odierni si è formata con la scrittura per serie e show dei network – divise in atti dalle interruzioni pubblicitarie – già orientata però anche alla fruizione successiva in dvd o in altre modalità prive di pubblicità.
Katzenberg con Quibi promette di superare a destra quelli che oggi si pongono come gli innovatori che stanno stravolgendo il mercato audiovisivo. Pare una sfida impossibile ma gli Studios sembrano volerci credere, forse perché sognano in cuor loro almeno un’oasi dove non siano costretti alla guerra permanente e possano invece coesistere godendo comunque dei propri successi.